Galan contro il Festival del cinema di Roma PDF Stampa E-mail

Non si era finito di prendere atto con soddisfazione del reintegro del FUS che una nuova polemica si è abbattuta sul mondo dello spettacolo.

Il neo-ministro della cultura, Giancarlo Galan, appena insediatosi al Ministero, ha pensato bene di dare subito un segnale della sua presenza e ha tuonato contro il Festival del cinema di Roma. Se il buon giorno si vede dal mattino…
Ha brillato per prontezza, il ministro, ma non per originalità. Il Festival romano, invero, è da sempre la bestia nera dei ministri del centro-destra, specie se “nordici”. Magari trascurano tutto il resto (a cominciare da Pompei), ma non il ruolo, e la sorte, dell’evento capitolino.

Tanto accanimento si poteva spiegare in passato. Il Festival era nato ai tempi della Giunta Veltroni e aveva come patron Goffredo Bettini. Ma oggi le cose sono completamente cambiate. Sindaco è Alemanno, presidente della Regione Renata Polverini, e presidente della manifestazione il decano dei critici cinematografici, Gian Luigi Rondi.

Non solo. Il Festival, dopo appena cinque anni, si è imposto per essere un’iniziativa internazionalmente importante (con 100.000 spettatori paganti e circa 600.000 visitatori), e, quel che più conta (e che mostrano di dimenticare i suoi detrattori), è largamente autofinanziato. Su di un bilancio di 13,5 milioni di euro, il 70 per cento viene dai privati e solo il resto dagli enti locali. Nulla dà, invece, il Ministero, così come nulla dà all’Auditorium romano che lo ospita.

A Venezia, che riceve dal Governo non meno di 7 milioni di euro, non è stato dunque tolto nulla. Quello che può solo temere è una sana competizione culturale, che i corifei del liberalismo dovrebbero incoraggiare piuttosto che reprimere.

Avviene invece il contrario. E allora la sensazione che se ne ricava è che Veltroni e Bettini c’entrino molto poco e che il vero nodo sia, ancora una volta, l’atteggiamento del Governo, sempre più ostaggio della Lega, verso Roma.

Roma è la capitale del cinema, la “Hollywood sul Tevere”. E’ francamente una bella pretesa cercare di imporre per decreto che non abbia, né ora né mai, un suo festival cinematografico.

Del resto, Roma è il cinema, se n’è sempre nutrita e l’ha sempre amato. Non lo stesso può dirsi di Venezia, che quasi subisce la presenza al Lido di un evento che pare non riguardarla e che è considerato vantaggioso solo dal punto di vista turistico.

Anche i sottili distinguo tra festa e festival, la pretesa che in Laguna si proponga il cinema come arte e sotto il Cupolone solo il cinema come intrattenimento, lasciano un po’ il tempo che trovano. Ogni festival negli anni acquisisce, se l’acquisisce, un’identità, che ogni anno deve riuscire a difendere e a rinnovare.

Il Festival del Lido non è mai stato lo stesso, se non in determinati periodi. E se è forse vero, come dichiarato da Ettore Scola, che quello romano deve ancora trovare una sua più precisa fisionomia, è altrettanto vero che Venezia la acquisì solo col tempo, per poi contraddirla e rinnovarla più di una volta.

Insomma, piuttosto di distinguersi per l’ennesima polemica fine a se stessa, il neo-ministro dovrebbe compiacersi che in Italia – insieme a molti altri di cui poco si parla – vi sono due grandi festival del cinema su cui è focalizzata l’attenzione internazionale, a conferma della forza e della vitalità della nostra cinematografia.

G.Borgna

 

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