Perchè Facebook ha fatto flop PDF Stampa E-mail

Per capire il crollo di Borsa di Facebook bisogna realizzare che esiste una differenza tra un buon investimento e una buona impresa. Facebook è certamente una buona impresa. Con quasi un miliardo di utilizzatori, più di 3 miliardi di dollari di ricavi e un tasso di crescita del 33 per cento all'anno, Facebook rappresenta il sogno di ogni imprenditore. Il valore di Facebook non è solo che possiede l'accesso a un miliardo di consumatori, ma che di questi consumatori sa tutto: la loro passione per il vino, se hanno un cane, se viaggiano e dove viaggiano, se sono in cerca di un fidanzato, addirittura se sono tristi. Questi dati hanno un valore incredibile per chi fa marketing.

Il modo tradizionale di fare pubblicità sulla carta stampata e la televisione è molto inefficiente. Al lettore settantenne non interessano le pubblicità di biberon, come al lettore ventenne non interessano quelle sulle dentiere. In parte i pubblicitari cercano di segmentare il tipo di programma o giornale su cui comprano spazi. Se vogliono raggiungere i più giovani fanno pubblicità su Mtv, se invece vogliono raggiungere i consumatori più maturi sponsorizzano un programma con Pippo Baudo. Ma queste metodologie di marketing stanno alle potenzialità di Facebook, come i calcoli balistici stanno ai proiettili teleguidati con il laser. La pubblicità per i biberon non sarà diretta semplicemente "ai giovani", ma solo a coloro che hanno appena avuto un figlio. Non solo, in funzione del livello del reddito del neogenitore (che può venir facilmente desunto dalle sue abitudini di consumo visibili su Facebook) il tipo di biberon e di offerta promozionale saranno diversi. Per finire, seguendo i link utilizzati si può avere un feedback immediato sul successo della campagna pubblicitaria.

Come potete facilmente immaginare le potenzialità sono infinite. Non altrettanto i profitti. Altri protagonisti (da Linkedin a Google+) competono sullo stesso mercato ed altri entreranno. Allo stesso tempo un cambio della regolamentazione sulla privacy dei dati può ridurre molto i profitti futuri. Per questo è così difficile stabilire quanto valga Facebook. La Borsa valuta le imprese in base al valore scontato dei profitti attesi. Per un'impresa come At&T, con profitti stabili, è relativamente semplice prevedere i profitti futuri e quindi determinare un plausibile valore di Borsa. Per Facebook no.

Proprio per questo titoli come Facebook si prestano facilmente a speculazioni. E' come il titolo di una miniera d'oro di cui non si conosce l'entità, pronto tanto all'entusiasmo quanto al panico. Abbiamo già visto questo fenomeno alla fine degli anni Novanta, con la bolla Internet. A fronte di alcune imprese solide (come Amazon), ce n'erano tante con valutazioni iperboliche basate su improbabili profitti futuri, che poi sono miseramente fallite.

Aspettandosi un simile entusiasmo, Morgan Stanley, che ha quotato il titolo, ha alzato il prezzo al massimo. Quando un titolo è prezzato in base alle migliori previsioni, non può che deludere. A luglio il prezzo di Facebook è sceso del 10 per cento quando la società ha annunciato utili pari alle previsioni: paradossalmente tutti si aspettavano utili superiori alle attese. In aggiunta, la forte caduta di prezzo dalla data di quotazione (quasi il 50 per cento) ha innervosito i dipendenti e gli investitori iniziali. Si erano sentiti ricchi il giorno della quotazione e ora vedono questa ricchezza dimezzarsi. Memori di quello che è successo a molti degli imprenditori Internet, vogliono mettere del fieno in cascina. Se il vostro gruzzolo oggi vale un milione, ma può salire a 3 o scendere a 300 mila, siete disposti a rischiare? Molti non lo sono. Per questo vendono creando pressione al ribasso sul titolo. Da oggi a novembre 1,4 miliardi di azioni (sul totale di 2,7 miliardi in circolazione) saranno progressivamente liberate da vincoli contrattuali alla vendita. Questo rende probabili ulteriori cadute del titolo da qui a fine d'anno. Anche a un prezzo dimezzato rispetto alla quotazione Facebook non sembra oggi un buon investimento. Anche se è un'ottima impresa.

Luigi Zingales, tratto da L'Espresso

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna